I primi giorni con una nuova badante servono a capire se il rapporto funziona, per te e per lei. Il contratto nazionale del lavoro domestico (CCNL) prevede per questo un periodo di prova, con regole precise su durata e interruzione. Ecco come funziona nel 2026.
Quanto dura il periodo di prova
La durata dipende da due cose: se la lavoratrice vive con te e a quale livello è inquadrata (art. 12 del CCNL).
| Tipo di rapporto | Durata della prova |
|---|---|
| Badante o colf convivente, qualunque livello | 30 giorni di lavoro effettivo |
| Non convivente ai livelli D e DS (per esempio assistente formata di persona non autosufficiente) | 30 giorni di lavoro effettivo |
| Tutti gli altri rapporti non conviventi (colf a ore, badante CS a ore, baby sitter) | 8 giorni di lavoro effettivo |
Fonte: CCNL lavoro domestico 2025-2028, art. 12.
La prova è retribuita normalmente: è lavoro a tutti gli effetti, con paga, contributi e busta paga.
Come si contano i giorni
Contano solo i giorni di lavoro effettivo, non i giorni di calendario. Non si contano le domeniche, i giorni di riposo, le festività e le assenze.
Un esempio. Maria inizia come badante convivente giovedì 1° ottobre 2026 e lavora dal lunedì al sabato. Il 4 ottobre, festività di San Francesco introdotta dal nuovo CCNL, nel 2026 cade di domenica. Contando solo i giorni lavorati, il trentesimo giorno di prova è mercoledì 4 novembre 2026.
Un altro esempio. Lucia fa la colf a ore il lunedì, il mercoledì e il venerdì e inizia lunedì 5 ottobre 2026. I suoi 8 giorni di prova finiscono mercoledì 21 ottobre, dopo più di due settimane di calendario.
Se la lavoratrice si ammala durante la prova, i giorni di malattia non sono lavoro effettivo e quindi non si contano.
La prova deve essere scritta
Il periodo di prova vale solo se è indicato nella lettera di assunzione, firmata da entrambi prima dell'inizio. Se la lettera non lo prevede, il rapporto è definitivo fin dal primo giorno e per interromperlo servono le regole normali, con il preavviso.
La lettera di assunzione deve indicare anche livello, mansioni, orario e paga. Puoi prepararla con la lettera di assunzione di Colf24, che calcola la durata della prova in base al rapporto.
Contratti a tempo determinato
Per i contratti a termine c'è una regola in più, introdotta dalla legge 203/2024 (Collegato lavoro): 1 giorno di prova ogni 15 giorni di calendario di durata del contratto, con un minimo di 2 giorni. Si applica la durata più favorevole alla lavoratrice, cioè la più breve tra questa e quella del CCNL.
In pratica:
- per una badante convivente assunta per 3 mesi, la prova è di circa 6 giorni invece di 30;
- per un contratto di 6 mesi, circa 12 giorni;
- per un contratto di un anno, circa 24 giorni;
- per una colf a ore, gli 8 giorni del CCNL restano la durata più breve solo nei contratti di almeno 4 mesi circa.
Fonte: Assindatcolf, periodo di prova nei contratti a termine.
Come si interrompe durante la prova
Durante il periodo di prova sia tu sia la lavoratrice potete interrompere il rapporto in qualsiasi momento, senza preavviso e senza dover dare una motivazione. È la differenza principale rispetto al licenziamento ordinario.
Anche se non serve una forma particolare, conviene comunicarlo per iscritto, con data e firma per ricevuta. Eviti così dubbi sulla data di fine del rapporto.
Cosa va pagato
All'interruzione vanno pagati:
- la retribuzione dei giorni lavorati;
- i ratei di tredicesima maturati;
- le ferie maturate e non godute;
- il TFR maturato;
- per la badante convivente, il valore di vitto e alloggio se non li hai forniti in qualche giorno.
Non è dovuta l'indennità di preavviso.
Esempio di chiusura in prova
Una colf a ore livello B, 20 ore a settimana a 9 euro l'ora, lavora 6 giorni per 24 ore complessive e poi la famiglia interrompe la prova. Le spettano 216 euro di paga (24 × 9 €) più le piccole quote di tredicesima, ferie e TFR maturate su quel periodo. Per il calcolo esatto dell'ultimo mese puoi usare il calcolo della busta paga o il calcolatore di fine rapporto.
Gli adempimenti dopo l'interruzione
La fine del rapporto in prova è a tutti gli effetti una cessazione. Devi:
- comunicare la cessazione all'INPS entro 5 giorni;
- versare i contributi del periodo lavorato;
- consegnare l'ultima busta paga.
Trovi la procedura completa nella guida Come licenziare la colf.
Se la prova va bene
Se nessuno interrompe il rapporto entro la fine della prova, l'assunzione è confermata in automatico. Non serve nessuna comunicazione. I giorni di prova contano per l'anzianità, per esempio per maturare ferie, scatti e preavviso.
Come usare bene i giorni di prova
La prova serve a entrambi. Qualche accorgimento aiuta a capire davvero se il rapporto funziona:
- Spiega bene i compiti fin dal primo giorno: orari, abitudini della persona assistita, farmaci, cosa fare in caso di emergenza.
- Affiancala nei primi giorni, se puoi, soprattutto con una persona anziana o non autosufficiente.
- Fai il punto a metà prova, con calma, su cosa va bene e cosa no. Anche lei può avere dubbi o richieste.
- Segna le date: il giorno di inizio e il conteggio dei giorni lavorati, così sai con certezza quando finisce la prova.
Se decidi di interrompere, fallo con rispetto e per iscritto, pagando subito quanto dovuto. Se invece la prova va bene, non serve fare nulla: il rapporto prosegue.
Gli errori più comuni
- Non scrivere la prova nella lettera. Senza lettera non c'è prova.
- Contare i giorni sul calendario. Si contano solo i giorni lavorati: se interrompi "dopo un mese" pensando che la prova sia finita, potresti essere ancora in prova, o viceversa.
- Non comunicare l'assunzione all'INPS. La comunicazione va fatta entro le ore 24 del giorno prima dell'inizio, anche se il rapporto parte in prova.
- Pensare che in prova non si paghino contributi. La prova è lavoro retribuito e i contributi sono dovuti.
Se stai preparando un'assunzione, segui tutti i passaggi nella guida Come assumere o regolarizzare una colf.